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Vini naturali: guida completa per scegliere e degustare

Tempo di lettura: 13 minuti
I vini naturali affascinano sempre più appassionati, ma spesso generano dubbi e confusione. Scopriamo insieme come riconoscere i vini naturali, come vengono prodotti e come degustarli in modo consapevole, con consigli pratici per orientarti tra etichette, certificazioni e tendenze del mercato.

Vini naturali: caratteristiche di produzione

Quando si parla di vini naturali, spesso si fa riferimento a una filosofia produttiva che privilegia il minimo intervento umano, sia in vigna che in cantina. Tuttavia, non esiste una definizione universalmente accettata o codificata per legge. In linea generale, un vino naturale nasce da uve coltivate senza l’uso di pesticidi di sintesi, erbicidi chimici o fertilizzanti artificiali; la vinificazione avviene con fermentazioni spontanee, senza aggiunta di lieviti selezionati, e con un uso molto limitato (o assente) di additivi, in particolare di solfiti.

I principi cardine dei vini naturali sono:

  • Rispetto per la biodiversità e l’ambiente;
  • Minimo intervento tecnologico in cantina;
  • Trasparenza sulle pratiche produttive;
  • Esaltazione dell’identità territoriale e varietale;
  • Attenzione al benessere dei consumatori e degli operatori.

Questo approccio mira a ottenere vini che siano espressione autentica di un luogo, di un’annata e della mano del vignaiolo, senza artifici che possano standardizzare il risultato.

Perché non esiste una definizione legale univoca

A differenza delle denominazioni come “biologico” o “biodinamico”, la dicitura vino naturale non è regolamentata da una norma europea o italiana. Vi sono, però, alcuni disciplinari privati e associazioni di categoria (come VinNatur e Vinnaturist) che fissano requisiti minimi, ma la loro adesione è volontaria. Questo vuoto normativo crea talvolta confusione sia tra i consumatori sia tra gli operatori del settore.

Secondo una ricerca dell’OIV –(Organisation Internationale de la Vigne et du Vin), nel 2022 meno del 10% dei produttori che si definiscono “naturali” aderiva a disciplinari scritti e verificabili. Ciò rende fondamentale informarsi con attenzione sull’origine e sul produttore di ogni bottiglia.

Differenza tra approccio al vino realmente naturale e marketing

Non tutti i vini presentati come “naturali” lo sono davvero secondo i principi condivisi dal movimento. Nel mercato, infatti, il termine viene talvolta usato in modo opportunistico, sfruttando la crescente attenzione dei consumatori verso la sostenibilità. È importante distinguere tra reale approccio naturale – basato su pratiche agricole e di cantina trasparenti e verificabili – e semplici strategie di comunicazione o “greenwashing”.

Un elemento distintivo è la volontà del produttore di comunicare apertamente tutte le fasi produttive, anche attraverso visite in azienda, eventi tematici e partecipazione a fiere dedicate. Il consiglio, quindi, è sempre quello di chiedere dettagli su vigneto e vinificazione, evitando di affidarsi solo a slogan o diciture generiche.

Il ruolo dei vignaioli indipendenti produttori di vino naturale

I vignaioli naturali o indipendenti sono spesso piccoli produttori che seguono l’intero ciclo produttivo: dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento. Questa figura è centrale nel movimento dei vini naturali, perché permette un controllo diretto su ogni fase e garantisce la coerenza tra filosofia e pratica.

Secondo dati FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), nel 2023 il 70% dei vignaioli naturali italiani gestiva superfici inferiori ai 10 ettari, puntando su qualità, artigianalità e filiera corta. Questo modello consente una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale, ma può comportare costi di produzione più elevati e una disponibilità limitata di bottiglie.

Come nasce il movimento dei vini naturali

Il movimento dei vini naturali nasce in Francia tra gli anni ’70 e ’80, come reazione all’omologazione del gusto e all’uso massiccio di prodotti chimici in vigna e di additivi in cantina. In Italia si afferma tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, grazie a pionieri come Angiolino Maule (Veneto), Stefano Bellotti (Piemonte) e altri produttori che hanno scelto di recuperare pratiche tradizionali e metodi ancestrali.

Oggi le principali associazioni di riferimento sono VinNatur, ViniVeri e Renaissance des Appellations, ciascuna con propri disciplinari interni. Il fenomeno è in crescita costante: secondo l’Osservatorio Nomisma Wine Monitor, nel 2023 il mercato dei vini naturali in Italia ha registrato una crescita del 18% rispetto all’anno precedente, a conferma dell’interesse crescente da parte di appassionati e operatori.

Vigneto e agricoltura: come nasce un vino naturale

Gestione del vigneto senza chimica di sintesi

La gestione del vigneto nei vini naturali si basa sull’esclusione di prodotti chimici di sintesi (erbicidi, pesticidi, fungicidi, fertilizzanti artificiali). Si privilegiano interventi manuali e meccanici, trattamenti a basso impatto (rame, zolfo in dosi controllate) e pratiche preventive come la potatura verde e la scelta di varietà resistenti.

Secondo i dati di SINAB (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), nel 2022 oltre il 17% della superficie vitata italiana era coltivata secondo i principi biologici, con un trend in costante crescita tra i vignaioli naturali.

Suolo vivo, biodiversità e coperture vegetali nei vini naturali

Un aspetto centrale dell’agricoltura naturale è la cura del suolo e della biodiversità. Il suolo viene mantenuto “vivo” grazie a tecniche come la semina di cover crop (coperture vegetali), il sovescio e il compostaggio. Queste pratiche migliorano la fertilità, favoriscono la presenza di microrganismi utili e aiutano la vite a resistere meglio agli stress ambientali.

La presenza di siepi, boschetti, fiori spontanei e insetti impollinatori contribuisce a creare un ecosistema equilibrato, riducendo la necessità di interventi esterni e favorendo una maggiore espressività del territorio nel vino.

Trattamenti ammessi e pratiche sostenibili

vini naturali raccolta

I trattamenti ammessi nei vigneti naturali sono limitati a sostanze di origine minerale o vegetale, come rame, zolfo, propoli, decotti di erbe. L’obiettivo è prevenire le malattie invece che curarle chimicamente. Sempre più produttori adottano anche la lotta integrata e la confusione sessuale per tenere sotto controllo i parassiti senza impattare sull’ambiente circostante.

  • Rame e zolfo: utilizzati in dosi controllate, con monitoraggio dei residui;
  • Infusi e macerati di piante: utilizzati per rafforzare le difese naturali della vite;
  • Uso di animali in vigna (pecore, galline): per controllare erbe infestanti e fertilizzare il suolo.

Secondo uno studio dell’Università di Firenze (2021), i vigneti gestiti con tecniche naturali ospitano il 35% in più di specie di insetti utili rispetto a quelli convenzionali, con benefici per la salute della vite e la qualità dell’uva.

Raccolta manuale e selezione dei grappoli nelle viti naturali

La raccolta manuale dell’uva è un elemento distintivo dei vini naturali. Questa scelta permette di selezionare solo i grappoli sani e maturi, riducendo la presenza di difetti e di uve danneggiate. La vendemmia manuale rispetta inoltre la pianta e il terreno, evitando compattamenti eccessivi e danni alle radici.

Secondo l’ISMEA, nel 2023 il 90% delle aziende di vini naturali italiane praticava la raccolta a mano, contro una media del 37% nel settore convenzionale.

Impatto del clima e del territorio sul vino naturale

Il clima e il territorio svolgono un ruolo fondamentale nella produzione di vini naturali, molto più che nei vini industriali. Poiché i produttori naturali evitano interventi correttivi massicci, ogni annata riflette fedelmente le condizioni meteorologiche: temperatura, piovosità, escursioni termiche e microclima influenzano profumi, acidità e struttura del vino.

Inoltre, la scelta di non utilizzare fertilizzanti chimici o irrigazione forzata rende il vino naturale una fotografia autentica del proprio territorio, con differenze anche marcate tra appezzamenti vicini. Questo aspetto è particolarmente apprezzato dagli appassionati, perché permette di riscoprire il concetto di terroir in modo diretto e non mediato.

Vini naturali: principi alla base dei vini naturali

Il termine “vini naturali” indica un approccio produttivo che mira a valorizzare il territorio, la varietà dell’uva e il lavoro umano, riducendo al minimo gli interventi in vigna e in cantina. I principi fondamentali dei vini naturali sono:

  • assenza di prodotti chimici di sintesi (erbicidi, pesticidi, fertilizzanti non naturali) in vigna;
  • raccolta manuale e selezione accurata delle uve;
  • fermentazioni spontanee, senza aggiunta di lieviti selezionati;
  • uso limitatissimo o nullo di solfiti e additivi in cantina;
  • assenza di pratiche invasive come filtrazioni spinte o chiarifiche aggressive.

Questi principi garantiscono che ogni bottiglia sia il risultato diretto del lavoro del vignaiolo e dell’espressione del vigneto, senza mascherare le caratteristiche naturali dell’uva e del territorio. Sono anche capaci di adattarsi a svariati abbinamenti cibo vino degni dei vini più ricercati sul mercato.

Cantina e vinificazione: cosa cambia nei vini naturali

In cantina, la vinificazione naturale si basa sulla fermentazione spontanea, ovvero la trasformazione degli zuccheri in alcol grazie ai lieviti naturalmente presenti sulle bucce dell’uva e nell’ambiente. Non si aggiungono lieviti selezionati industriali, lasciando che la flora microbica locale determini l’aroma e il profilo del vino.
Questa scelta comporta una maggiore variabilità e rischio di fermentazioni lente o difficili, ma restituisce vini unici e territoriali.

Uso limitato di solfiti e additivi enologici

Nei vini naturali, l’uso di solfiti (anidride solforosa) è ridotto al minimo indispensabile, spesso solo in fase di imbottigliamento e in dosi inferiori rispetto al limite consentito per i vini biologici (fonte: Regolamento UE 203/2012). Molti produttori scelgono addirittura di non aggiungere solfiti, anche se questo aumenta il rischio di ossidazione o deviazioni microbiologiche.
Sono esclusi tutti gli altri additivi enologici (chiarificanti, stabilizzanti, aromi), privilegiando interventi minimi e pratiche trasparenti.

Macerazioni sulle bucce e vinificazione in rosso, bianco e rosato

Un elemento distintivo dei vini naturali, soprattutto bianchi e rosati, è la macerazione sulle bucce (skin contact): le uve vengono lasciate a contatto con le bucce per giorni o settimane, estraendo aromi, colore e tannini. Questo regala ai vini bianchi strutture più complesse, aromi intensi e, talvolta, la tipica tonalità aranciata degli “orange wines”.
Per i vini rossi, la macerazione è più lunga rispetto ai convenzionali, mentre nei rosati si gioca sull’equilibrio tra freschezza e corpo.

Affinamento in acciaio, cemento, legno e anfore

L’affinamento dei vini naturali avviene in recipienti diversi: acciaio (per preservare la freschezza), cemento (che permette micro-ossigenazione), legno (botti grandi o piccole, nuove o usate) e, sempre più spesso, anfore di terracotta o ceramica. Ogni materiale apporta caratteristiche diverse al vino:

  • l’acciaio mantiene pulizia e vivacità;
  • il cemento dona morbidezza e stabilità;
  • il legno arricchisce con note speziate e struttura;
  • le anfore esaltano sapidità e espressione del terroir.

Secondo una ricerca di Wine Intelligence (2023), l’uso di anfore nei vini naturali è aumentato del 18% negli ultimi cinque anni, soprattutto in Italia e Spagna.

Filtrazione, chiarifica e interventi minimi

La maggior parte dei vini naturali viene imbottigliata senza filtrazione o chiarifica, oppure con pratiche molto leggere, per non impoverire il vino di sostanze aromatiche e colloidali. La presenza di velature o sedimenti in bottiglia è dunque normale e non indica un difetto, ma piuttosto la scelta di preservare l’integrità del vino.
Le pratiche di intervento minimo in cantina rappresentano una vera sfida per il produttore, che deve vigilare costantemente sulla stabilità microbiologica del vino senza ricorrere a scorciatoie chimiche.

Vini naturali, biologici e biodinamici: differenze a confronto

Il vino biologico è regolamentato dal Regolamento UE 203/2012, che stabilisce criteri precisi per la produzione sia in vigna sia in cantina. Le pratiche ammesse includono:

  • riduzione dei fitofarmaci di sintesi;
  • uso limitato di solfiti (ma più elevato rispetto ai naturali);
  • presenza di un logo ufficiale in etichetta (foglia verde UE).

Il vino biologico garantisce quindi una filiera controllata, ma consente comunque alcune pratiche e additivi non ammessi nei vini naturali.

Principi e pratiche dei vini biodinamici

La biodinamica, ispirata alle teorie di Rudolf Steiner, prevede l’impiego di preparati naturali, l’osservanza di ritmi lunari e una visione olistica dell’azienda agricola. I vini biodinamici sono certificati da enti come Demeter e prevedono sia pratiche rigorose in vigna sia interventi limitati in cantina. Tuttavia, non tutti i vini biodinamici rientrano nella categoria dei vini naturali: alcuni possono prevedere l’uso di lieviti selezionati o filtrazioni più spinte.

Vino naturale vs biologico e biodinamico: cosa cambia davvero

Riassumendo le principali differenze:

  • Vino naturale: nessuna normativa univoca, ma massima attenzione a basso intervento, fermentazioni spontanee, uso ridottissimo di solfiti e assenza di additivi.
  • Vino biologico: disciplinare UE, controlli ufficiali, pratiche più flessibili in cantina.
  • Vino biodinamico: certificazioni specifiche, visione agricola olistica, possibili differenze nelle pratiche di vinificazione.

La scelta dipende dalle priorità del consumatore: autenticità, sostenibilità, sicurezza o rigore normativo.

Pro e contro di ciascun approccio per produttori e consumatori

Ogni metodo presenta vantaggi e svantaggi:

  • Naturale: massima espressività territoriale, ma più rischio di variazioni e difetti.
  • Biologico: maggiore sicurezza e controlli, ma meno radicalità nelle scelte produttive.
  • Biodinamico: equilibrio tra rigore e visione globale, ma pratiche a volte complesse e costose.

Per il consumatore, la scelta ideale è informarsi sul produttore e degustare con mente aperta.

Come leggere certificazioni, loghi e disciplinari

In etichetta, la presenza del logo “foglia verde UE” indica produzione biologica certificata. I vini biodinamici riportano la dicitura Demeter o Biodyvin, mentre i vini naturali spesso espongono marchi di associazioni come VinNatur, ViniVeri o Triple A. Tuttavia, l’assenza di loghi non significa necessariamente che un vino non sia naturale: molti piccoli produttori scelgono di non aderire a circuiti ufficiali per ragioni economiche o filosofiche.
Per questo motivo, è sempre utile chiedere informazioni dettagliate al rivenditore o consultare siti di associazioni riconosciute per approfondire le pratiche adottate dal produttore.
Fonti autorevoli, come l’Osservatorio del Vino di UIV (Unione Italiana Vini) e Slow Food, sono strumenti preziosi per orientarsi tra disciplinari e certificazioni.

Pro e contro dei vini naturali per consumatori e produttori

I vini naturali offrono alcuni benefici distintivi sia per chi li produce che per chi li sceglie a tavola. Primo fra tutti, la ricerca dell’autenticità: ogni bottiglia racconta la storia del vignaiolo, del luogo e dell’annata, con pochissimi filtri o interventi esterni. Questa trasparenza produttiva permette di cogliere appieno le sfumature del terroir, cioè l’insieme unico di clima, suolo e cultura che caratterizza un vino naturale.

Dal punto di vista ambientale, il basso impatto delle pratiche agricole naturali è confermato da diversi studi: la riduzione dei trattamenti chimici e l’attenzione alla biodiversità possono portare fino al 30% di incremento della vita microbica nel suolo rispetto ai vigneti convenzionali (fonte: WWF Italia, 2022). Inoltre, molte realtà promuovono la salvaguardia di vitigni autoctoni oggi quasi scomparsi, restituendo valore al patrimonio enoico locale.

Svantaggi: variabilità, stabilità e reperibilità dei vini naturali

Tuttavia, ci sono anche alcune criticità da considerare. I vini naturali sono spesso più sensibili alle variazioni climatiche e al rischio di fermentazioni spontanee fuori controllo, con conseguente variabilità tra bottiglie e annate. Questa imprevedibilità può essere affascinante per gli appassionati, ma talvolta rappresenta un limite per il consumatore meno esperto, che cerca uniformità e rassicurazione nel bicchiere.

Inoltre, la minore stabilità microbiologica (legata al basso uso di solfiti) può portare a difetti come ossidazioni precoci o note di riduzione, che richiedono una buona conoscenza per essere interpretate. La reperibilità è un altro ostacolo: la produzione limitata e artigianale rende spesso i vini naturali meno presenti nella grande distribuzione e più costosi.

Aspetti economici e di prezzo dei vini naturali

Il prezzo dei vini naturali può risultare superiore rispetto ai vini convenzionali. Questo è dovuto sia alla resa inferiore dei vigneti trattati senza chimica di sintesi, sia ai maggiori costi di manodopera (raccolta manuale, selezione dei grappoli) e di gestione del rischio produttivo. Tuttavia, secondo il rapporto Nomisma Wine Monitor 2023, il mercato dei vini naturali in Italia è cresciuto del 15% negli ultimi tre anni, segno di una domanda in aumento anche tra i giovani consumatori attenti alla sostenibilità.

Impatto ambientale rispetto ai vini convenzionali

Dal punto di vista ecologico, i vini naturali presentano numerosi vantaggi: riduzione delle emissioni di CO2, migliore gestione delle risorse idriche e incentivi alla biodiversità. Secondo una ricerca dell’Università di Firenze (2021), la carbon footprint di un ettaro coltivato senza prodotti chimici è mediamente inferiore del 40% rispetto a quella di un vigneto convenzionale. Tuttavia, la mancanza di una certificazione unica può rendere difficile per il consumatore avere certezze sulla reale sostenibilità ambientale della bottiglia scelta.

Come valutare se i vini naturali fanno per te

I vini naturali sono ideali per chi cerca esperienze sensoriali autentiche e non ha paura di uscire dagli schemi. Se ami scoprire nuovi profumi, accetti qualche imprevisto e ti interessa il rispetto dell’ambiente, possono regalarti grandi soddisfazioni. Per chi preferisce invece uno stile più classico, regolare e “pulito”, è importante scegliere con attenzione e affidarsi a professionisti competenti. La curiosità e la voglia di conoscere sono la chiave per apprezzarli davvero.

Come iniziare a esplorare il mondo dei vini naturali

Se sei alle prime armi, il consiglio è di iniziare con vini naturali provenienti da zone già vocate e produttori riconosciuti per affidabilità. I bianchi del Friuli, i rossi piemontesi a base Barbera e alcune bollicine metodo classico naturali del Trentino sono ottimi punti di partenza. Scegli bottiglie che dichiarano chiaramente il metodo produttivo e, se possibile, confronta più annate dello stesso produttore per cogliere le differenze.

Come scegliere in enoteca, online e al ristorante

In enoteca affidati a chi conosce bene i produttori e può darti informazioni dettagliate su vinificazioni e annate. Se vuoi comprare vini online, privilegia e-commerce specializzati con schede tecniche approfondite e recensioni di utenti reali. Al ristorante, non esitare a chiedere consiglio al sommelier: un buon professionista saprà suggerire vini naturali in abbinamento ai piatti scelti, spiegandoti le particolarità della bottiglia.

Eventi, fiere e degustazioni dedicate ai vini naturali

Partecipare a fiere come ViniVeri, VinNatur o Live Wine rappresenta un’occasione unica per incontrare direttamente i vignaioli naturali, degustare decine di etichette e approfondire temi tecnici e filosofici. Molte città propongono anche eventi locali e degustazioni guidate, ideali per confrontare stili diversi e fare domande ai produttori.

Creare una piccola cantina domestica di vini naturali

Se vuoi iniziare una collezione personale, punta su poche bottiglie selezionate, di zone e stili differenti. Conserva i vini naturali in ambiente fresco, al buio e con umidità costante (tra 65% e 75%). Ricorda che molti vini naturali, specie bianchi e rosati, danno il meglio entro 2-3 anni dalla vendemmia. Per i rossi strutturati, invece, si può tentare anche un medio invecchiamento: la variabilità resta parte del gioco.

Errori comuni da evitare quando si scoprono i vini naturali

  • Acquistare solo per moda o per etichetta “green”, senza informarsi su produttore e metodo
  • Confondere difetti evidenti (ossidazione spinta, odore di tappo) con semplici peculiarità stilistiche
  • Aspettarsi sempre vini limpidi e “facili”: l’apparenza talvolta inganna
  • Dimenticare che anche i vini naturali vanno serviti e conservati con cura
  • Farsi scoraggiare da un’esperienza negativa: ogni produttore è una storia a sé

Tendenze, miti e futuro dei vini naturali

Tra i miti più diffusi, quello che i vini naturali sarebbero “sempre migliori” o che “non possono mai dare problemi di salute”. In realtà, come ogni alimento artigianale, richiedono attenzione e consapevolezza. Un altro luogo comune è che siano tutti torbidi, ossidati o puzzolenti: la varietà stilistica negli ultimi anni è cresciuta moltissimo, con vini naturali anche eleganti e perfettamente equilibrati.

La crescita del mercato e l’interesse dei giovani consumatori

Secondo una ricerca Wine Intelligence 2022, il 28% dei consumatori italiani under 35 dichiara di aver acquistato almeno una volta nell’ultimo anno una bottiglia di vino naturale. Il trend è sostenuto da una maggiore attenzione alla sostenibilità e dal desiderio di vivere esperienze autentiche, sia a casa sia nei locali.

Innovazione, ricerca e nuove tecniche a basso intervento

Il futuro dei vini naturali passa da una maggiore ricerca scientifica su lieviti autoctoni, tecniche di riduzione dei solfiti e gestione dei rischi microbiologici. Sempre più cantine sperimentano con materiali alternativi all’acciaio (anfore, cemento) e con metodi di agricoltura rigenerativa per ampliare la biodiversità. L’obiettivo: vini puliti, stabili e ricchi di personalità senza rinunciare all’etica produttiva.

Cosa distingue davvero i vini naturali dai vini convenzionali?

L’attenzione principale dei vini naturali è alla vitalità del suolo, alla biodiversità e all’espressione autentica del territorio, mentre i vini convenzionali spesso ricorrono a tecniche più standardizzate e trattamenti chimici.

Non esistono prove scientifiche che i vini naturali siano “più salutari” in senso assoluto. Tuttavia, il minore utilizzo di additivi chimici e solfiti può ridurre il rischio di intolleranze in soggetti sensibili. Ricorda che il consumo responsabile è sempre la regola fondamentale, indipendentemente dalla tipologia di vino.

L’assenza di filtrazioni spinte e l’uso di lieviti indigeni possono favorire la comparsa di aromi particolari, a volte selvatici o terrosi. Non sempre si tratta di difetti: spesso sono sfumature che raccontano la vitalità del vino.

La linea di confine non è sempre netta. Un vino naturale può essere torbido o avere sentori “rustici” senza essere difettoso. Se però il gusto è amarognolo, acetico o completamente coperto da odori sgradevoli, probabilmente è presente un difetto. Confrontare più bottiglie e affidarsi a degustatori esperti può aiutare a farsi un’idea più precisa.

Dipende dalla tipologia e dalle scelte produttive. Alcuni vini naturali, specie quelli rossi strutturati, evolvono splendidamente con qualche anno di bottiglia. Tuttavia, molte etichette vanno gustate giovani, per apprezzarne freschezza e vitalità. È consigliabile chiedere sempre indicazioni al produttore o al rivenditore di fiducia.

Perché approfondire il mondo dei vini naturali

I vini naturali rappresentano una delle espressioni più autentiche e contemporanee della viticoltura italiana e mondiale. La loro filosofia produttiva mette al centro il rispetto per la natura, la valorizzazione del territorio e la ricerca di sapori genuini, spesso sorprendenti. Tuttavia, richiedono apertura mentale, curiosità e la voglia di mettersi in gioco, sia in fase di scelta che di degustazione.

  • I vini naturali nascono da un approccio a basso intervento in vigna e in cantina, con uso limitato di additivi e maggiore attenzione ad ambiente e terroir.
  • Per scegliere e apprezzare i vini naturali servono informazioni chiare su produttore e metodo, apertura mentale in degustazione e consapevolezza di pro e contro.

Se vuoi approfondire il mondo dei vini naturali, partecipa a eventi, confrontati con altri appassionati e non aver paura di sperimentare: ogni bottiglia può essere una scoperta.

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